L'educazione non sentimentale
Nella stanza si insinua l'orlo della domenica. Sul fondo della scena c'è un grigioverde rincorrersi di monti, ombre più scure a lambire il confine del cielo. Le immagina, vorticose fossette di pelle affaccendate in angolazioni di carne e di sole. Solo lei sente la linea d'ombra sbatterle sul viso, ritagliarle i capelli fino a spuntare: sagoma di cartone prediletto affacendata a corrompere l'arco perfetto dell'aria.
Orizzontale, in tutte le correnti dell'azzurro, del catrame, del carminio - quando si stendono le nove - e lei in gravitazione verticale, quasi una croce di correnti interrotte. L'interruttore del silenzio salta nel sogno.
L'agenzia numero due aveva il compito di normalizzare. Lei era di rami sui polsi e scale di corallo sulla superficie del muro. Ricorda: bianco acquarellato d'azzurro, triste come un ospedale. La fantasia, la sua, era una malattia, un presagio di campanelli suonati o voci strimpellate fuori dal coro, potenziale d'allarme, orma di personalità sul suolo nudo, di granaglie e di tempie.
Spaventa l'organizzatore il pierrot che si rifiuta di eseguire il suo numero e non si appiccica quella buffa lacrima fra la tempia ed il naso.
Così furono sassi appiccicati al costato, succhi a candirla di mela per ogni istante di una sedia ed una litania di graffette a fascicolare l'Io c'ero.
Scalpelli a reggere la scena. Biro frantumate, barattoli accartocciati lungo il perimetro della colonna vertebrale coperti con un tappetino fucsiacangiante, nella lobotomia funzionale: non si doveva ricordare. L'educazione non sentimentale stende tempere onnivoriche in fase di uguale, prevede sentimenti moderati, funzionalità sociale, dei da venerare e nessun odio da rintracciare.
E' concessa una spolverata di quasi eroma, che al contrario fa amore, pudìco fra quattro pareti purchè siano quadrate (che la cultura degli inuit è inutile e gli igloo assonano il tondo potenziando l'insana analogia con l' infinito). Onora il padre e la madre e Dante e non parlare d'altro che non sia di otto secoli di cultura, peraltro patriarcale.
Un foglio bianco subisce
anche la messa in scena di una pallida blasfemia sociale.