sabato, 25 agosto 2007,23:37
"se ci si tiene troppo a quel che s'ha da esprimere, se il cuore pulsa con troppo impeto, allora si può esser certi del fiasco completo. Se si diventa patetici, se si diventa sentimentali, sorge sotto le mani un che di pesante, tragicomico, superbo, grave, insipido, noioso, trito..."

Thomas Mann

che unito ai tragici versi del Prèvert

"Questo amore
Cosi violento
Cosi fragile
Cosi tenero
Cosi disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore cosi vero
Questo amore cosi bello
Cosi felice
Cosi gaio
E cosi beffardo.."


rende evidente come al poeta francese con le sue temibili  (e, con immensa noia per il web-lettore  contemporaneo e grande gaudio per le case editrici a pagamento, purtroppo copiatissime) spremute di cuore siano applicabili  almeno cinque degli aggettivi citati :
tragicomico, grave, insipido, noioso, trito.


mercoledì, 22 agosto 2007,20:02
Dissertazione sul manierismo della lucente pantera

Sul capo hai un cappello spiovente di aghi di pino e mele verdi che se ti avvicini t'imbrinano la fantasia lasciandola a sospirare sul dosso dell'erba quando è appena piovuto.
Stai bene adagiata nel cotone assetato della tua fantasia quando ancora la metà destra del sonno si frastorna di un passo appropriato di verde e di rosso, in intermitezza sospetta.
Sei bizzarra come un quadro di Chagall rigorosamente capovolto che infrange i confini della tela destandosi d'orgoglio su tutte le superfici d'intorno.
Se socchiudi un attimo le infiltrazioni di pomeriggio rimane per un tempo più lungo una sala affrescata con edere di rosso e riccioli squillanti snocciolati dal soffitto sul bianco declino di ogni parete.
Sorridi negando l'accesso ad ogni logica e tamburelli un ritmo inventato sulle pareti del capo a distrarre la logica in attesa di riprenderti la guida e serrarti la mano. Fra un attimo! Ancora uno per tornare ad essere confusa e barattarti la visionarietà con un contegno adeguato che parla di bambini, lucenti pantere, voglie da tumide labbra e amore negato e sussurra verità più bugiarde, più confortanti, di un linguaggio privato.
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sabato, 18 agosto 2007,19:25
Iniziamo la nuova fase delle grandi recensioni con uno degli autori che più odio, il temibile Jacques Prévert con le sue, purtroppo giunte fino a noi, "Poesie d'amore e libertà".

Per non tediare basta dire che è un libro francamente immondo. Impossibile finirlo senza incorrere nel diabete certo. Uno dei poeti più sopravvalutati di sempre.

"Questo amore
Cosi violento
Cosi fragile
Cosi tenero
Cosi disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore cosi vero
Questo amore cosi bello
Cosi felice
Cosi gaio
E cosi beffardo.."

Una lunga lista di aggettivi e ripetizioni senza spessore tanto che basterebbe una cultura minimale e un buon dizionario dei sinonimi per fare di meglio.
Comprensibile lasciarsi infatuare fino ai dieci anni  poi si scopre che i baci perugina sono più buoni e più poeticamente validi. National-popolare, è l'equivalente frammentato (il simil-verso oggi va tanto di moda...) delle barzellette di Totti.
giovedì, 09 agosto 2007,19:40

In un'ora assetata


In un'ora assetata

tendente al pervinca

coloro

di piumaggi dissolti

muri colati di freddo

diluendo in porcellane sfumate

il contorno, acre, di pensieri indulgenti.


Risuoni

di linee feroci,

sgoccioli

da soffitti in drappeggio nerochina,

ti insinui

su una vocale

trattenuta

sotto ciglia dischiuse.


Sospesa, in incompetenza muta,

ad annodarti il silenzio

e chiederti

perchè, del mare, non hai avuto che il sapore dolciastro

e della perfezione

neanche uno specchio.




Lenzuola di pioggia


Non poteva che essere facile l'insonnia in notti di pioggia, quando sciabordavano rami d'aria sui vetri e le gocce tempestavano di calpestii le pareti, intonacandole i muri della mente dello stesso colore scuro dei suoi pensieri.

Era facile respirare così, disperdendo il piombo che le ingranava le giunture con le linee d'argento spioventi, come aculei, dal cielo. Non dissipava accordi di voce e il nulla tornava al vuoto riecheggiando nel suo ventre vago, conosciuto non più di un presagio.

Erano il sole sfacciato ed i passi croccanti delle rose in giardino che le piegavano le ginocchia, quando i grilli sgusciavano a brindare sotto le persiane e le lucciole insistevano ad illuminarle il cammino: allora piangeva e rimaneva a urticarsi la pelle del viso, ché il tutto che possedeva era solo un niente e, per lo più, indeciso.

 

Da Cristalli di Fiato (Liberodiscrivere edizioni).

giovedì, 09 agosto 2007,19:28



In attesa della presentazione (doverosa) da parte del suo curatore, ufficializzo l'uscita della mia seconda silloge, impreziosita da  "Collage Rosso" di Fil0diseta (Daniela non finirò mai di ringraziarti per la persona e l'artista splendida che sei) in copertina.
Il libro è acquistabile su Liberodiscrivere.
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lunedì, 06 agosto 2007,23:39

L'educazione non sentimentale

Nella stanza si insinua l'orlo della domenica. Sul fondo della scena c'è un grigioverde rincorrersi di monti, ombre più scure a lambire il confine del cielo. Le immagina, vorticose fossette di pelle affaccendate in angolazioni di carne e di sole. Solo lei sente la linea d'ombra sbatterle sul viso, ritagliarle i capelli fino a spuntare: sagoma di cartone prediletto affacendata a corrompere l'arco perfetto dell'aria.

Orizzontale, in tutte le correnti dell'azzurro, del catrame, del carminio - quando si stendono le nove - e lei in gravitazione verticale, quasi una croce di correnti interrotte. L'interruttore del silenzio salta nel sogno.

L'agenzia numero due aveva il compito di normalizzare. Lei era di rami sui polsi e scale di corallo sulla superficie del muro. Ricorda: bianco acquarellato d'azzurro, triste come un ospedale. La fantasia, la sua, era una malattia, un presagio di campanelli suonati o voci strimpellate fuori dal coro, potenziale d'allarme, orma di personalità sul suolo nudo, di granaglie e di tempie.
Spaventa l'organizzatore il pierrot che si rifiuta di eseguire il suo numero e non si appiccica quella buffa lacrima fra la tempia ed il naso.

Così furono sassi appiccicati al costato, succhi a candirla di mela per ogni istante di una sedia ed una litania di graffette a fascicolare l'Io c'ero.
Scalpelli a reggere la scena. Biro frantumate, barattoli accartocciati lungo il perimetro della colonna vertebrale coperti con un tappetino
fucsiacangiante, nella lobotomia funzionale: non si doveva ricordare. L'educazione non sentimentale stende tempere onnivoriche in fase di uguale, prevede sentimenti moderati, funzionalità sociale, dei da venerare e nessun odio da rintracciare.

E' concessa una spolverata di quasi eroma, che al contrario fa amore, pudìco fra quattro pareti purchè siano quadrate (che la cultura degli inuit è inutile e gli igloo assonano il tondo potenziando l'insana analogia con l' infinito). Onora il padre e la madre e Dante e non parlare d'altro che non sia di otto secoli di cultura, peraltro patriarcale.


Un foglio bianco subisce
anche la messa in scena di una pallida blasfemia sociale.

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