La ragazza Houdini di Martyn Bedford
Se il lettore non ha nessuna velleità letteraria può intrattenersi con qualsiasi libro, anche con un brutto libro ma, se colui che legge, ha la minima volontà di confrontarsi e/o migliorare sia come persona che come artista il continuare a gozzovigliare e trastullarsi con letture mediocri o decisamente invereconde non può essere che un blocco alla sua crescita se non un crollo strutturale, un'infiltrazione verso la riproposizione (sempre in stile minore) di qualcosa che è già (in)felicemente ubicato in un sottoscala culturale. Per questo ci sono autori immortali (Wilde, Shakespeare, Pessoa, Dostojevski, Tolstoj solo per citarne alcuni) che insegnano sotto tutti i punti di vista ed altri che possono, se frequentati troppo, atrofizzare mente, lingua e cervello.
Non so se per scrivere sia fondamentale leggere, personalmente non lo credo, ma se si ha questa ispirazione (o istinto o pulsione), sicuramente è fondamentale saper leggere bene.
Il tutto per dire che questo, come molti "prodotti" contemporanei, è uno di quei libri che potenzialmente tolgono qualcosa invece che regalare spunti, visioni, stile, proprietà, talento o anche solo una di queste qualità.
Naturalmente "la ragazza Houdini" non è il peggio in cui ci si possa imbattere: si mantiene a un dignitoso livello di mediocrità (sulla stessa linea di un Nick Hornby, appena sopra a Catherine Dunne, tanto per) senza sprofondare completamente nel mare magnum degli evitabili. Ciò non toglie che a me non dia nulla e che lo ritenga un libro, come infiniti altri, virtualmente dannoso. Un po' come i pollini: ad alcuni non fanno nulla mentre ad altri fanno scoppiare la peste bubbonica (:)).