domenica, 21 dicembre 2008,12:41
1) Cioccolatino ripieno alla Crème Brulée e granella di caramello

“...La macchia di colore rossastro che mischio sulla tavolozza fino a deriderne l'essenza, ti appartiene, ti rappresenta. Tu sei la goccia carminio che violento di blu e di giallo fino a farne una tonalità indistinta che perde i confini unendosi all'altro.
E così si dissolve.

Ti ho trovata fra le tele e qui sei rimasta con il collo inclinato e l'aria trasparente. Ti ho sfibrata mangiandoti ogni giorno. Mi sono sentito forte deformandoti. Anche quando tremavo e diventavo crudele, anche quando sono stato un assassino sei rimasta, in remissione, seduta su una sedia, con il cuore, rosascreziato, in mano.

Neanche il tuo cuore ha un colore deciso. Non brucia rosso su tutte le superfici, non s' inorgoglisce rimbombando sulle superfici del corpo, sui tuoi pensieri. Batte timido e sviene allontanandosi dal suo centro, sotto le costole, al mio fianco...”

“...Da Madame G. alla madre, lettera postuma.

Bracciali di biancospino, vaporosi e bianchi, li hai indossati il primo giorno in cui il sole ti asciugò gli occhi.
Con lo smalto hai legato cuori storti sulla pelle e sorridi: bambina che si diverte delle pannocchie di granturco, degli aquiloni argentati che nuotano in una pozzanghera di cielo rovesciato.

Madre.
Ombra di ieri, corrugata ansiosa
scultrice
a farti bambola vuota.
Solo silenzio
disteso
su parole come ascessi, grida.

Madre infelice che divora l'ora inadeguata sfregando le nocche contro i pavimenti, si arde al sole e non abbraccia né i gigli in giardino né i figli che furono ferita, volgare, del ventre.

Bambina votiva
altare di sangue,
liquore da bere per sciacquare la frustazione
che secca la gola e muore le parole.

Crescono i biancospini sulle unghie il primo giorno in cui il sole rintoccò sulla fronte, fossetta di luce sulle guance, solletico.

Sei al centro del cerchio, fra Leonardo e Andy Warhol
che creò la pioggia fotografando copie della stessa goccia;
resti, busto desolato per deserto e acuti
copia a imparare la lallazione, riverbero di mare. Amore....”

Estratti da "Flaming June - donne oltre la tela" , Edizioni ARPANet, 2008


2) cioccolatino al tè Earl Grey

Plastificami questo quarto di rosso
disossato
come un naso di pezza
appiccicato al costato
che gioca a rimpiattino
fra quattro pareti di ossa
rincorrendo un angolo che non conosce
- abbraccio in un pensiero unito -
come se, guardando la distesa di trifoglio,
non ti distraessi
parlando di caffè ed impugnature
da tenere decise
e ci ritrovassimo
piccole e precise
coccinelle
imporporate sulla curva di un tulipano.

(Poesia dedicata a Barbara che apprezzò l'uso del verbo plastificare)

Estratto da “Lingue di piume – diluendo le trame dell' Io”, Edizioni ARPANet, 2007



3) Cioccolatino al latte

In un'ora assetata

In un'ora assetata
tendente al pervinca
coloro
di piumaggi dissolti
muri colati di freddo
diluendo in porcellane sfumate
il contorno, acre, di pensieri indulgenti.

Risuoni
di linee feroci,
sgoccioli
da soffitti in drappeggio nerochina,
ti insinui
su una vocale
trattenuta
sotto ciglia dischiuse.

Sospesa, in incompetenza muta,
ad annodarti il silenzio
e chiederti
perchè, del mare, non hai avuto che il sapore dolciastro
e della perfezione
neanche uno specchio.

(Dedicata a Dario che, un giorno, ci si ritrovò per caso)

Estratto da “Cristalli di fiato”, Liberodiscrivere edizioni, 2007

4) Cioccolatino al rhum

Ballerine in flashback
sulle punte di un ventaglio
sfumano esitando l'ultimo ricordo
che è di mani giunte e braccia tese
dove la curva del gomito è un vezzo
e il pallore una presunzione
fotografia indice per sequenze annodate
legate, postume, alle caviglie.

Applaudono gli iris che vestono il colore
maschera per petali trascesi nel rosso,
trasfusione d'ansia su discese scure
dove germogli di lingue si innamorano
e il busto muore gli aculei
slogando fili di rame
che precipitano nel sonno.

Estrazione casuale di una delle tante poesie abbandonate su fogli, monitor, scontrini e quaderni. Tanto che per lei l'essere qui ora fu chiamarsi superstite.


5) Cioccolatino al marzapane

Chele

La sorprende ancora svestita
s’incolla barbarie di compensato sul viso
cammina fiaccando candore alle spalle
(capoverso, capochino).
Quattro quinti del volto per riflettere la luna
lei dice splendida
pensa grassa comare irrisolta,
palla gravida colante grasso sulla pianura
zittisce e germoglia piccole ostriche
tuberi giallo-notte o molliche di pane.

Svicola altrove.

La parte buona è porcellana
di orli smaltati e stampe di rose,
la metà scardinata un ingranaggio
di naso aquilino e orbita vuota,
due chele di polvere come epicentro
alla sinistra compiacenza composta
alla destra solo ansia.


Da “Efelidi per un pianto d'aria” (2006 – 2007), poesie inedite


6) Cioccolatino con cuore all' amarena

La mancante

Le culle hanno macchie di pizzo, dormono, senza trattenere i fiati caldi. Condense di cielo sul volto.
La febbre d'ossa travisa tuttogiallo finché ondeggia la corsa zoppa del siamese spalancando le membrane dove pulsa
il pensarti
nel suo doppio cordone denutrito

a singhiozzi
singhiozza e s'inginocchia

sui tuoi occhi, mamma
sepolti come bulbi arrotolati nelle ciglia
stanche scoscese pieghe
divieti
per braccia che esitano l'abbraccio
per un corpo che piange
su tavole d'aria, pareti a divorare te
che sei di me la mancante.

(Non so la consolazione nei tuoi occhi - ciechi e soli come bulbi -
solo mi addormenta, nella conta agli abbandoni
una culla d'aria che balbetta la tua immagine, il mio ritorno).


Da “il sangue creolo” o “mareggiata sotto la pelle” o “Impronte” (titolo da definire), 2008, di pubblicazione prossima ventura.
sabato, 13 dicembre 2008,12:58
Cambio di residenza:

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