venerdì, 24 aprile 2009,23:48
Sul sito della Clepsydra Edition è stato pubblicato un mio ebook intitolato "il ventre infertile". E' una raccolta di 15 poesie che rappresentano l'esito del mio lavoro più recente. Una poesia diversa sia strutturalmente che contenutisticamentei rispetto a quanto fatto fino a ora, frutto di esperienze, incontri e crescita continua.
Chiunque volesse leggere e lasciare un suo commento mi farà cosa gradita. L'ebook è consultabile qui: http://www.clepsydraedizioni.com/.
Ringrazio tutti anticipatamente, qualsiasi feedback mi sarà prezioso.




Fotografia in copertina di Anna Visini.
venerdì, 24 aprile 2009,20:17
Amore di Inoue Yasushi: lieve e pretestuoso vola via senza lasciare traccia nella memoria.

Vita di un falsario di
Inoue Yasushi: pur essendo un libro più radicato e meno pretestuoso di "Amore" anche "Vita di un falsario" non è una narrazione ben riuscita. In particolare il finale brusco lascia il lettore interdetto.
E' un libro di superficie (= lineare) che imprigiona il naturale fascino discorsivo tipico della letteratura orientale in un abbozzo.

Lo scandalo della stagione
di Sophie Gee:
tutto ciò che non mi interessa in un libro: scritto come un tema scolastico di un alunno poco dotato dovrebbe raccontare cose eccezionali per attirarmi almeno un po'. Fondamentalmente è inverecondo. Sulla copertina poi l'eresia: "Londra 1700: i rischi e le ricompense della vita nell'alta società in un romanzo in cui il gioco della seduzione ricorda "Le amicizie pericolose"". Il paragone fra un capolavoro e questa...cosa è un'oscenità letteraria. Un po' come paragonare Mozart a Teobaldo Uguccione appassionato di pianola.

Nessuno di questi libri è minimamente consigliabile ma ci si può riappacificare con la lettura grazie a dell'ottima poesia. Il  libro che la regala è "L'opera racchiusa" di Federico Federici.
"
L’opera racchiusa è il libro di esordio di Federico Federici, dopo i lavori a firma Antonio Diavoli. Se nel precedente Quattro Quarti i testi si raccoglievano in nuclei organici, ciascuno emblematico di un “altrove”, in L’opera racchiusa si trovano piuttosto tre “momenti” successivi, congeniali a un meccanismo narrativo, in un unico non-luogo, una casa-corpo popolata di voci, ombre, tracce.

La prima sezione è siglata dall’evocativo l’anima tema, che è insieme esortazione a un timore indefinito e argomentazione articolata intorno all’anima.
I testi si susseguono in un canto unico, non delimitati da sigle, titoli, o altre convenzioni tipografiche, scanditi da una punteggiatura in cui s’intende un’intuizione più metrica che sintattica. È su questi temi che si struttura l’intera raccolta, la casa-corpo nell’ombra che “[...] sgrava il buio / contro la parete scura / bocca nuda di febbraio”, la donna-anima svelata nel “[...] sentore dei giardini / dietro la finestra”, che la parola tenta di scoprire, indovinandone i passaggi “qualcuno, che prima è venuto, è andato via lasciando / presto il suo sigillo d’acqua al centro della stanza”. A tratti si scoprono intuizioni di gusto quasi medievale per l’iconografia religiosa “l’angelo ammirato attentamente nel dipinto ha / labbra chiuse [...]”, o i quattro elementi, soprattutto acqua e fuoco, nell’antitesi memoria-smemoratezza.
È proprio nella memoria che si ricostruiscono le cose, a partire dai loro dati primi o, conoscendo gli studi in Fisica di Federici, da misteriosi indivisibili verso cui costantemente tende la ricerca di un ultimo strato significante, di un nòcciolo più duro della realtà, prima della completa dissoluzione in un fuoco che “da una parte brucia / nei colori e i nomi, intorbida / le cose, stacca i segni ai muri, / le lettere alle parole, tiene a sé / in un guizzo chiusa la materia, / il mondo, ne matura il senso”.
Le note ci informano sulla seconda sezione: radici scoperte è frutto dell’elaborazione di appunti presi durante un viaggio in Germania, nell’inverno del 2007.
Anche in questo caso il titolo sembra alludere a un doppio significato: da una parte la scoperta del legame con un luogo “dove stare nel momento atteso / della vita” e di un’enigmatica figura dalla voce umana in atto di promettere il suo nome, dall’altra l’aspetto doloroso, faticoso, impresso alle radici dissotterrate, la cui scoperta è causa stessa della loro morte. Ed è nelle radici che emblematicamente i morti cercano un senso alla loro condizione, o funi, o versi – ci informa il poeta – lungo i quali risalire al mondo da una fine non ancora certa.
La metamorfosi della figura femminile, da pura essenza di spirito, anima della prima sezione, si compie in sottili allusioni al corpo amato “rami d’aghi scuri e foglie, scossi dietro / coprono la terra e le tue spalle l’ombra / che calpesti muta [...]”, o ancora instaurando fecondi raffronti, che non sono semplici sostituzioni simboliche, ma vere e proprie costruzioni, nelle quali si rivela un’identità di fondo, un unico destino “[...] a coltivare le radici / dei capelli, i palmi che raccolgono / le ciglia ai fiori aperti, sibilanti all’aria / solo in due a dividerci le ossa, i rami”.
L’ultima sezione, come s’inoltra, è un lungo dialogo amoroso che si confronta con l’ostacolo della parola o, all’opposto, la sua felice trovata. Qua e là affiorano mesi (aprile, giugno, luglio), che non coincidono però con le date di stesura in nota, ma sono i luoghi veri del raccoglimento, della memoria. Anche l’unico spunto biografico svelato “fra i trent’anni ed ora un amore solo, / superato con la morte [...]” dura appena un attimo, riassorbito nell’analisi meticolosa della cura di una prediletta rosa.
C’è in ogni parte uno slancio continuo a instaurare un dialogo vivo, non più solo testuale, a ristabilire l’ordine di un altro tempo, che ha lasciato, passando, intatti i luoghi e il paesaggio, nei chiari accostamenti del presente “io lo sapevo dal muro caldo di luce / che questa casa vuota ci aspetta”.
Il congedo, rievocato per l’intero libro in nuove inquadrature, si riaccende ogni volta che se ne scoprono i segni, in un’atmosfera di incontro silenzioso, che ricompone una lontananza fisica solo in parte consumata.
L’opera del mondo raccoglie in sé continuamente le sembianze, attraversa il fuoco, le mani, il tempo, le riconsegna in una oscurità di punti nuovamente indecifrabili, alfabeti chiusi su un segreto di lingue, di intuizioni a fatica pronunciabili “voce, voce ha in questa casa attentamente l’alfabeto / fermo tra le dita, le vocali concave alla gola e sonanti”. È come se alla parola toccasse infine di infittire i dati con esperienze nuove, non solo raccontare, organizzare, consolare gli accadimenti, ma farli proprio accadere, nell’unico destino delle cose, del mondo."

Michela Trevisani

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mercoledì, 15 aprile 2009,11:38
La Clepsydra Edition apre una collana di Ebook dedicata alla fotografia, associata a didascalia o poesia breve.
Speriamo che anche questo progetto possa suscitare interesse, soprattutto agli autori che dedicano tanto lavoro alla fotografia, in ambito di ricerca e post-produzione in questo campo.
Ogni lavoro proposto, come nel caso degli ebook di poesia, dovrà essere visionato dalla redazione che deciderà di pubblicare o meno il tutto su Ebook.

Per maggiori informazioni e per i recapiti a cui far pervenire i lavori vi rimando al sito: http://clepsydraedition.altervista.org/blog/

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giovedì, 02 aprile 2009,12:32

Ho un male dentro di mani appena fiorite, ricettecura madre buona - tutto seno e nipotini-
ti ha cucinata un bel cielo rotondo, grasso fertile tondo. Pronta pietanza da servire: una nuora incinta ancora. Senza l'approvazione fu mai data assolta per le sue gambe sguaiate, regali ai bambini di sessant'anni teneri, non possono non toccare tutti parenti il frutto lucido al finepasto invita a.
Copula.

Tutto uguale: madre bella non parla ma disegna dentro una mano, un coltello scuoia colpa se non calmo la furia e chiudo gli occhi alla luce, alla madonna sempre madre. Sempre a capo chino.

("Toglimi una tazza di sangue, mamma". Una Jeanne* qualsiasi aspetta senza occhi colui che non torna. Ribelle collolungo manca se stessa appesa fuori, la figlia appesa dentro.
Di lei si ricorda il riprovevole schianto).

Spera La Sedata presto più nulla da urlare, marchio conforme, uniforme da crocerossina.



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|    Variazione sulla furia
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V

Sperare nel gemello era trapassargli un po' di furia
che so tirare rantoli nel torace: vortici di sterile
malaugurio non vincono se appartengono a una carne.
La carne che non volle sorelle per troppi e più anni
reclama ormai tardi bestie al recinto. Anche scontato
sarà vuoto a sera.

/Pascolo lenito da gocciole buone osserva il pesco sfuriare
germogli faranno sanguinare troppi tempi di cieli uguali/.

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Variazione sulla furia
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V

Non era carina la ragazza americana** menava morsi
con l'urgenza di farsi gridare ferma per quattro spilli sulla pagina encomio.
Sulla pagina encomio in sfilata uno dopo l'altro sentimenti corretti, harmony,
donne con il grembiulino invitano l'Odiante a essere
capo chino
felice per due bimbi belli e un marito eccessivo...solo in sperma.

Quando l'urgenza di dire le tornò indietro per la volta ennesima l'Odiata
si appisolò gattino da venerazione, postuma.
(S'inchinano sulla tomba le sante di ieri, le pettegole sui suoi seni, i ragazzini compilatori di recensioni: spassionati lisci nel petto assente ansia non grida).




Note: * Jeanne Hébuterne, pittrice francese. http://it.wikipedia.org/wiki/Jeanne_H%C3%A9buterne
** Sylvia Plath, poetessa e scrittrice americana. http://it.wikipedia.org/wiki/Sylvia_Plath






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