
Silenzio Rosso di Alessandro Ghignoli è uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Un esempio di prosa stupenda dove l’autore unisce, in una simbiosi perfetta, un naturale talento e gusto per la parola con studio, cultura ma soprattutto con una sensibilità e una capacità percettive fuori dal comune. Racconti in prima persona guardano presente e passato superando la linea che rende le sensazioni inconsistenti.
La percezione è nitida, vissuta sulla pelle e riesce a nominare sentimenti condivisibili rendendoli chiari, facendoli affiorare dal caos emotivo che coinvolge qualsiasi essere umano.
“Tutto è un impaziente ritorno, un presentarsi con lacrime di marmo, con le tasche piene di nomi, con una musica in testa, con ciò che ho perduto senza accorgermi, con ciò che ho lasciato incompleto. Una serie di linee tracciate nell’acqua”.
“E poi si chiusero anche i pori, i polmoni,le vene. Immobile in un sonno simulato, tentavo di anestetizzare il presente cercando l’assenza, un rifugio qualsiasi. Il corpo stesso proiettato in altre dimensioni inutili ed elastiche.
Se la carne non fosse carne, ma un passato liquido da bere tutto d’un fiato.”







